Dopo mesi di costanza emotiva, tale da farmi pensare che le cose stessero finalmente andando a regime, il Secondo Principio, al solito, ha riaffermato la propria veridicitá ed é stato rilevato un nuovo aumento nel bilancio dell’Entropia Sentimentale, per cui mi trovo ivi a scrivere una nuova puntata della vostra soap opera preferita, ovvero Le Disavventure Di Una Ragazza Perbene.
Nell’ultima puntata, miei cari lettori, avete letto di come l’irrazionale oggetto dei miei desideri, in seguito al ritorno della storica ex, decise di interrompere il progredire della nostra liason facendo un paio di steps behind verso il triste stato di Amici Come Prima.
Non potendo agire diversamente ho accettato la sua decisione, per cui, come sempre faccio quando le cose vanno male, mi sono messa in un comodo angolino occupandomi delle miei interessi e osservando la vita dall’esterno in attesa di tempi migliori. Mi sono limitata e mi sono imposta di evitare di cercarlo perché per quanto potessi aver voglia di trascorrere del tempo insieme a lui, avevo tante ragioni per non farlo: l’essere una persona corretta mi frenava dal dare noia a un ragazzo impegnato, l’orgoglio mi faceva mettere giú il telefono ogni volta che avrei voluto chiamarlo in quanto era forte il pensiero che lui avesse scelto l’altra e, infine, avevo paura di iniziare a trasformarmi nell’integratore alimentare di una relazione in cui fornivo dall’esterno un apporto che stabilizzava chi non accettava il fatto di star portando avanti una storia ormai conclusasi.
La vita lo ha portato in un’altra cittá per lavoro, conseguentemente le nostre comunicazioni si sono diradate che,finalmente, avevo ripreso a respirare…
La settimana scorsa in chat mi ha detto che si trasferiva in un altro Stato e, non só il perché, ma in quel momento mi sentii mancare la terra sotto i piedi e divenni triste, per la prima volta da che lo conosco ne iniziai ad avvertire l’assenza.
Venerdí ci siamo salutati definitivamente, o almeno cosí credo. Immaginavo un normale saluto fra amici, con pacche sulle spalle e ” wow, poi ci si vede nella tua nuova casa!”, due battute idiote e una birra, invece é stato un cataclisma… Un pó la sbronza, un pó la tristezza accumulata nel corso della settimana, un pó il turbine di sentimenti che, ogni volta che lo incontro, mi si agita dentro, é finita che mi sono sciolta nel piú liberatorio dei pianti di fronte a un lui visibilmente imbarazzato che mi ripeteva di volermi bene, ma che merito qualcuno meglio (esilarante: a quasi trent’anni saró capace di capire cosa voglio o meno?). A corredare il tutto é emerso che la ex non esiste piú (ma da quando é ancora un mistero) e che lui é partito perché doveva partire; pare inoltre che io sia l’unica persona che abbia sempre contattato ogni volta che sia venuto a Pisa, lamentandosi che io non lo cercavo mai (ma vi pare normale?): prerché le persone non parlano mai per tempo, a me queste cose chi avrebbe dovuto dirle?
Insomma i saluti definitivi si sono svolti a piazza delle Vettovaglie; chi si sia trovato a passare li avrá assistito alla scena che, in assenza di documenti fotografici(ma dove sono i paparazzi quando ti servono?), ho fedelmente riprodotto (ovviamente abbeliti del 100%). Speravamo in un lieto fine, ma per ora é stato solo un addio.







