Che sono sempre stata una tipa un pó “sui generis” ve ne sarete giá resi conto.
Ero singolare fin da bambina; al tempo passavo le sere d’estate a studiare matematica (anche se i compiti delle vacanze li avevo finiti giá nella prima settimana) e leggere qualsiasi cosa mi capitasse sottomano. Fra la fine della scuola elementare e l’inizio delle scuole medie, mentre tutte le mie coetanee impazzivano per Tom Cruise o Kirk Cameron, io sognavo di incontrare Giulio Andreotti. Non ho mai capito il perché di tale fissazione, peró pensavo che, uno che era stato per sette volte Presidente del Consiglio e per venti volte ministro, dovesse essere, almeno per me, indiscutibilmente figo.
Quando qualche mese fá uscí Il Divo (brodo di giuggiole!) non vedevo l’ora di andare al cinema a vederlo, ma ovviamente nessuno dei miei amici volle accompagnarmi e solo ora ho recuperato la visione.
Il film nel complesso mi é piaciuto e Sorrentino, come ne Le Conseguenze dell’Amore, si é confermato un bravissimo regista.
Atmosfera anni ‘80 (scena della festa organizzata da Paolo Cirino Pomicino per la settima presidenza del consiglio del Divo), con invidie, strategie politiche, scontri, scavalchi, la politica insomma!
Per buona parte del film la narrazione riesce ad essere priva di giudizi, anche se la critica alla conduzione del “fatto Moro” non é velata, anzi, in alcuni punti, mi é parsa troppo aggressiva.
Bellissima la colonna sonora, dai toni pop/rock (ci sono anche i Sigur Rós!).
Fantastica -ho riso troppo- la scena da fiction, sulle romantiche note di Double Kiss, dell’incontro fra il Divo Giulio e Totó Riina (ma poi sto bacio, ci sará mai stato?), che culmina con il ritorno del capo dei capi, in abito della domenica, alla sua masseria a prendersi cura dei campi.
Non ho gradito che la sceneggiatura si basasse quasi esclusivamente nel riportare le battute ironiche, piú o meno famose, di Andreotti: egli non era solo la frase giusta al momento giusto, in questo modo si toglie spessore a un personaggio che nel bene e nel male é riuscito ad essere un grande. Inolte alcune scene (vedi corsa dei sicari in moto con contemporanea corsa di cavalli all’ippodromo) e la grafica scelta per i testi hanno uno stile che ricorda troppo Kill Bill e, anche se ció dá dinamismo alla narrazione, mi é parsa un’esagerazione.
Toni Servillo, irriconoscibile nel trucco alla Giulio Andreotti, é riuscito nell’impresa di evitare l’effetto Bagaglino, ma in alcuni punti ha un pó esagerato mostrando una camminata e delle movenze che piú che al vero Andreotti lo rendevano simile al Dracula di Francis Ford Coppola.
Anna Bonaiuto é perfetta, ci offre un bellissimo ritratto di Livia Andreotti, una donna forte e di classe, che ha sposato un uomo e ha scelto di esserne la compagna di vita, di stargli accanto e sostenerlo sempre: -Io só chi sei, non si passa tutta la vita accanto a un uomo senza sapere chi é, io só chi sei, e ci difenderemo!- dirá al marito, quando lui le comunica che il tribunale di Palermo ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per associazione mafiosa (questo si che é amore!).
Vi sono due scene, di intimitá e delicatezza unica, che ho adorato: la prima é quella della coppia presidenziale che, seppur in un momento burrascoso, siede in salotto a guardare il concerto di Renato Zero e si prende teneramente per mano (come per farsi reciprocamente forza); mentre la seconda (la mia preferita) é all’inizio del film, lui é lontano per lavoro, telefona a lei che é rimasta a casa per darle la buonanotte, parlano delle rispettive giornate e lui scherza sul fatto che lei abbia la erre moscia:
Livia: Pronto!
Giulio: Sono il Presidente del consiglio.
Livia: Io sono piú importante, sono la moglie!
Giulio: Sei andata a giocare a carte?
Livia: Siiiiii, ho messo il cappotto che ti ha regalato Saddam Hussein, a Marisa é piaciuto tanto e mi ha chiesto dove l’avevo comprato, e ho balbettato un pó perché.. a dire la veritá, mi sembrava un pó una sbuffonata.. Gorbaciov come stá?
Giulio: Segreto di stato.
Livia: Ma quella cuffia che ha sul cranio, vista da vicino com’é? Brutta?
Giulio: A me non dispiace.
Livia: Vai a dormire adesso?
Giulio: Non prima di aver fatto il ballo della steppa… Dí “trimarri”…
Insomma, io lo consiglio e vi lascio al trailer:







“in questo modo si toglie spessore a un personaggio che nel bene e nel male é riuscito ad essere un grande”…
questa frase mi inquieta..mi spaventa..
Decontestualizzando la frase viene fuori una cosa piuttosto inquietante, peó ti spiego meglio la teoria a cui é legata.
La prima volta che lessi i Promessi Sposi mi affascinó tantissimo la figura dell’Innominato: all’inizio era il “cattivo” per eccellenza, ma non riuscivi ad odiarlo, perché era un personaggio di spessore anche nella sua malvagitá, poi si converte ed é grande come “buono”. All’innominato si accostava Don Rodrigo che era un uomo da poco in ogni caso. Da qui nasce la mia personale elucubrazione che, se hai determinate capacitá, riesci ad emergere dalla massa in ogni modo.
Per quanto la figura di Andreotti sia discutibile, di fatto egli é uno che é emerso, é stato protagonista di buona parte della storia della Repubblica Italiana, e quando vuole ancora riesce ad esserlo, roba da pochi. Altra cosa che apprezzo é la coerenza nel non essersi mai tuffato nelle ondate di trasformismo che a fasi alterne investono la politica Italiana, passando dalla parte opposta.
Puó non piacere, puó inquietare, si possono non condividere le sue azioni, fatto stá che le capacitá ci sono state e ci sono, per cui per me é un grande.
Anche a me è piaciuto estremamente questo film.
Per quanto riguarda questa frase, Lizzie, ti appoggio in pieno. Ispirandomi liberamente e lontanamente al celeberrimo teorema di Modigliani-Miller, penso che la grandezza di un personaggio storico nel suo complesso sia data dalla somma delle sue azioni sia positive sia negative. La grandezza complessiva di Andreotti non è assolutamente da mettere in discussione, così come penso che, sempre facendo riferimento a questa mia visione della storia, siano stati grandi personaggi ad esempio anche Napoleone o Hitler…anche se la percentuale di positività cade a picco in questi due ultimi esempi. Ma alla fin fine quali grandi personaggi storici sono stati al contempo di peso e “buoni”?
Lo stesso fascino che su di te ha esercitato fin da piccola Andreotti, su di me lo ha espresso Cossiga, mio illustre concittadino.
Se ti va rispondimi o aggiungimi su msn messenger.
Bye!
Cossiga? Wow allora siamo conterranei! Causa connessioe ultralenta ho abortito l’usao di messenger, ma se vorrai partecipare a discussioni prossime e future ne sará felice.
C u soon (I hope)
Ho avuto modo divedere di recente questo film che purtropp mi ero perso al cinema. Concordo pienamente col giudizo postivo! Il fatto che i suoi dialoghi si limitino a battute non mi è sembrato “togliere spessore” al personaggio di Andreotti , ma solo un modo di presentarlo. D’altronde sarebbe stato impossibile riassumerne l’operato in un film. Per quel che riguarda la figura politica sicuramente è stato un protagonista della storia della Repubblica Italiana, per lo meno della “prima” (come piace chiamarla a molti), ed il fascino che la figura esercita è sicuramente comprensibile. Lo spirito che ha ispirato le sue azioni potrebbe essere stato quello di “fare ciò che sembra peccato ma è di profitto alle creature… “, ma a ben guardare una figura va giudicata non solo come somma delle sue azioni ma anche in base alle consguenze ultime generate da queste. In altre parole dall’”eredità” che ha lasciato.
Lo ho rivisto pure io da poco, ma c’é sempre qualcosa che non mi convince, non lo só come se resti un messaggio sospeso che non colgo.
BTW meglio non pensarci all’ereditá perché fra tutti quello che hanno lasciato non é proprio il massimo. Sono quelle cose che ti fanno quasi pensare che era meglio non uscire da The Matrix.
“Prima Repubblica” a pensarci bene é un’espressione abominevole, mica abbiamo riscritto la costituzione…
In effetti la sensazione che ci sia un messaggio in sospeso c’è .
Sono fondate le accuse di collusione con la mafia o no ? Se teniamo presente una delle massime preferite dal protagonista (che anch’io uso volentieri ), ” a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca ” non rimane molto scampo ! O forse il dubbio che il film insinua è se sia giusto o speggio necessario che la politica sia così, che non ci sia spazio per la verità e che chi la persegue ( vedi Moro e Dalla Chiesa ) sia destinato al fallimento. In definitiva comunque nonostante l’esagerazione grottesca dell’aspetto credo che l’impressione che rimane sia quella di un gigante ( a dispetto dell’aspetto fisico) in mezzo ai nani, di un uomo dedito, a modo suo, ad una causa e che affronta la sconfitta con dignità esemplare. A pensarci bene in effetti in tutto il film in fondo c’è l’atmosfera quasi crepuscolare del tramonto di un’epoca, di cui la nostra “Prima Repubblica ” a mio avviso non era che un’espressione locale. Nella Seconda per il momento non è stato riscritto niente, forse è stato necessario “che tutto cambi per non cambiare nulla ” per lo meno per alcuni.
A proposito quand’è che siamo usciti da The Matrix ?
Molto probabilmente le due pillole fra cui scegliere erano un placebo dato che i dejà vù si ripetono in continuazione.
Forse era solo invertito il colore….